Dopo gli incendi
Tempo fa
ho scritto su un sito letterario qualcosa che non ha nulla a che fare con la letteratura, ossia sugli incendi boschivi
che nel corso dell'estate 2007 hanno devastato il meridione ed in
particolare la Calabria e la Campania. La letteratura purtroppo non
si occupa più di questi argomenti: ha imparato a lavarsene le mani, forse
per far piacere ai suoi lettori, troppo occupati ad "evadere" piuttosto
che a vivere. Sono stato in Calabria a metà
di luglio 2007 e già nel viaggio di ritorno ho notato l'incendio nel parco
del Pollino, appena dopo Castrovillari. La temperatura in quei
giorni sfiorava i 40° ma non si era forse ancora levato quel vento
infuocato dei giorni successivi, che sarebbe stato determinante per la già
impari lotta che il personale del VV.FF. e della Forestale sosteneva contro le
fiamme. Eppure c'è qualcuno qui al nord che sostiene (la solita
chiacchiera da bar, udita appena or ora in bocca a ex colleghi
sindacalisti!) che gli organici della forestale nel meridione sono più che
sufficienti, ogni albero un uomo, e scemenze del genere - e di
conseguenza, anche se non esplicitamente detto, la mafia non c'entra.
Io invece ho subito pensato alla mafia e ai
suoi interessi speculativi (fatto che i mezzi di comunicazione di massa
sembrano "scoprire" soltanto oggi, 8 agosto 2007, a 20 giorni di
distanza... anche qui, o si siamo o ci stiamo, direbbe Totò, ma questo è
un altro capitolo).
Vorrei invece
in queste righe porre l'attenzione, perché non cada nel nulla come tutte
le cose di buon senso, una proposta che ho sentito nel corso di uno
speciale TG di approfondimento, espressa da Mons. Bregantini ed approvata
nella sua sostanza dal responsabile della Protezione Civile Dr. Guido
Bertolaso.
Vorremmo lanciare questa proposta: creare
in ogni comunità dei gruppi di giovani formati, attrezzati, accompagnati,
preparati tecnicamente ed anche finanziati, che rappresentino la
possibilità di avere subito una risposta in loco, e non a distanza magari
di 50 chilometri o con l’ausilio di elicotteri, così che al primo accenno
di fumo possa muoversi la stessa comunità.
Questo è il punto di riferimento che
oserei dire: ancora una volta la realtà tragica degli incidenti ci chiede
una comunità capace di partecipare, di sentire il territorio come proprio
e la terra come sposa e quindi non può essere né violata né abbandonata,
come dice proprio la Bibbia
Una proposta semplice ed intelligente, che
parte forse dall'esempio di una realtà, quella trentina, di provenienza
del nostro Vescovo, ma, al di là di questo, rappresenta forse la soluzione
non soltanto per contenere l'emergenza incendi, ma anche per fare in modo
che ogni cittadino senta "sua" la propria terra, come la sentivano i
contadini di un tempo e i pochi che ancora vivono di un pezzo di terra.
A dire il vero l'esperienza dei vigili del
fuoco volontari ha origine dai paesi nordici, come la Germania, l'Austria,
la Svizzera (i famosi Freiwillige Feuerwehr, diffusissimi anche nei nostri
paesini dell'Alto Adige): è da lì che il Trentino ha imparato. In
Italia ci si è arrivati tardi, alla fine degli anni '80, costituendo i
gruppi di Protezione Civile, che tuttavia non sono così
specializzati per gli incendi, ma ovviamente è questione di esperienza.
Il suggerimento di Mons. Bregantini è quello
di incentivare l'organizzazione di gruppi di volontari per gli incendi,
che difendano la propria terra, che sentano in qualche modo di difendere
qualcosa che appartiene a loro stessi. Infatti:
Sarebbe grandissimo se poi sul luogo la
comunità si sveglia, suona la campana a martello, fa accorrere la gente ed
interviene. Questo è il discorso. Noi dobbiamo arrivare ad una
coscientizzazione e non soltanto ad una militarizzazione del territorio.
Se penso alla realtà del meridione e cerco
di immaginare la costituzione di gruppi di "Freiwillige Feuerwehr" mi
sento un po' a disagio, intuendo le problematiche immense che ci sono fra
l'idea e la sua realizzazione, anche se i gruppi di Protezione Civile
esistono e sono attivi (e li abbiamo visti anche in questi giorni darsi da
fare), ma ancora lontani dagli standard delle regioni del nord. Però
è dalle utopie, dai sogni possibili, dai luoghi mentali che sembrano
"altrove" che nasce un nuovo modo di concepire una migliore realtà, che
piano piano poi si concretizza. Sono i sogni a farci immaginare un
mondo migliore, che regolarmente accade se ai sogni seguono i progetti e
la volontà di realizzarli. Mons. Bregantini parla sempre di "sogni"
e di "segni": non soltanto parlare di sogni, ma anche lasciare dei segni,
concreti, con tenacia. E questo sarebbe un concreto segno per il
territorio, contro le mafie. Anzi, un duro colpo per le mafie, che
sicuramente farebbero di tutto per impedire un progetto del genere.
Anche per questo bisogna realizzarlo.
La seconda proposta, espressa da Bertolaso,
è che si arrivi finalmente, entro il 31 dicembre di quest'anno, al
censimento di tutte le aree comunali che sono state bruciate con incendi
dolosi, e di conseguenza l'applicazione della Legge che già oggi impedisce
di costruire su tali aree e quindi vanificare a priori le intenzioni dei
mafiosi. Ogni comune infatti dovrebbe avere questo catasto, ma
sinora soltanto il 20% dei Comuni ha ottemperato alle disposizioni di
legge, vuoi per motivi tecnici o per indebite pressioni, non ultime quelle
mafiose. Una proposta che costa poco, pochissimo, ma che avrebbe il pregio
di abbattere di colpo ogni appetito sulle zone boschive distrutte con gli
incendi. Ovviamente tale mappa dovrebbe automaticamente comprendere
quei territori che vengano in futuro incendiati, ed essere integrata con
un semplice rivelamento tecnico degli Uffici Comunali, avvalorato dalla
dichiarazione di dolosità rilasciata dai Carabinieri o dai Vigili del
Fuoco.
Non so che cosa ne sarà di queste proposte,
ma certamente non ne sarà nulla se ognuno non se ne farà carico, i
politici, gli amministratori, le Associazioni, la gente, ognuno nel ruolo
e nelle competenze di ruolo. O ne riparleremo ai prossimi incendi
estivi?
Gianmario Lucini